La Dieta Mediterranea patrimonio del Cilento, fa bene alla salute e trae le sue  dalla cultura e dallo stile di vita pervenutoci per tradizione.
Questa  sono rimaste radicate e mantenute attraverso i secoli, prima dalla miseria che ha caratterizzato tutto il Medio Evo, quando il popolo era obbligato ad integrare con prodotti semplici della terra, la dieta a sua disposizione, e successivamente dalla tradizione contadina cilentana.

L’alimentazione nel Cilento

Nel Cilento (area a sud della Campania, oggi Parco Nazionale del Cilento, tra il fiume Sele ed il fiume Alento),si è sviluppata la c.d.Dieta Mediterranea, poichè nasce non solo da un modo di alimentarsi ma anche da uno stile di vita che particolarmente i cilentani hanno ereditato dalla cultura delle antiche città greche: Paestum ed Elea.

In effetti la tradizione alimentare dei contadini cilentani ha elaborato nei secoli quel sistema alimentare che oggi va sotto il nome di Dieta Mediterranea, e che un nutrizionista americano ha studiato e codificato con questo nome.

Il padre della Dieta mediterranea

Ancel Keys, noto fisiologo americano, con notevoli esperienze nel campo degli studi sulla nutrizione, rimase colpito dalle abitudini alimentari della popolazione del Cilento, da lui conosciuta attraverso le esperienze di soldato, sbarcato a Paestum al seguito della quinta Armata nel 1944. L’esperienza italiana indusse il medico, terminata la guerra, a trasferirsi in Italia e precisamente nel Cilento, in un piccolo paese chiamato Pioppi, dove ebbe modo di approfondire i suoi studi sugli effetti che l’alimentazione meridionale ha nei confronti delle malattie moderne, cosiddette del benessere, e cioè ipertensione, arteriosclerosi, diabete ed in genere tutte le malattie cardiovascolari, che oggi affliggono i paesi occidentali e che hanno origine dalla cattiva alimentazione.
Il dott. Keys, negli anni Cinquanta, partendo dall’osservazione delle abitudini alimentari delle popolazioni del cilento, elaborò la concezione che la bassa incidenza di malattie cardiovascolari fosse dovuta al tipo di alimentazione che queste popolazioni adottavano per tradizione secolare.

Aveva ragione Ancel Keys che per definire l’alimentazione ideale inventò l’espressione dieta mediterranea. Ma qui non è solo spaghetti al pomodoro e basilico, come crede il senso comune globale, da New York a Tokyo.

Non è solo spaghetti al pomodoro e basilico

Gli spaghetti: il piatto più amato del mondo, come rivela un’ indagine della britannica Oxfam, che ha testato i gusti di diciassettemila persone in sedici paesi. Forse perché come dice lo chef stellato Alfonso Iaccarino i maccheroni rendono meno aggressivi. Ma nel triangolo della lunga vita mangiare mediterraneo significa verdure a chilometro zero, preparate in tutti i modi. Nonché i legumi. E, con moderazione, pesce, carne, soprattutto bianca, e latticini. Meglio ancora il formaggio di capra. E la frutta secca. Delia Morinelli, l’ anziana governante di Ancel Keys ha rivelato che il professore mangiava ogni sera due fichi secchi. Quantità moderata, qualità stellare. Ecco il segreto della dieta locale. Che non è solo un modo di mangiare. E men che meno una cura dimagrante. È soprattutto una filosofia. Del resto la parola greca “diaita”, da cui il nostro dieta, significa proprio “modo di vivere”.

Filosofia e modo di vivere

Poco stress, equilibrio ambientale, cibo sano, variato e senza eccessi. Pare proprio che i cilentani abbiano fatto tesoro dell’ insegnamento di Ippocrate, padre dell’ arte medica occidentale, che diceva “fai che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”. Insomma i nipotini di Parmenide, il filosofo dell’ essere nato proprio a Velia, hanno inventato l’ abbondanza frugale con qualche millennio di anticipo sull’ ambientalismo contemporaneo. Ecco perché da queste parti l’ alternativa essere o benessere non è un problema.